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Bisogni educativi speciali

L’integrazione scolastica del bambino disabile
Bisogni educativi speciali

Tempo di Lettura: 6 Min

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Publish Date: 01 March 2022

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Updated Date: 02 March 2022

| Giusy Margiotta
Home / Blog / Bisogni Educativi Speciali

Sebbene la frase sia senza senso, ha una lunga storia. La frase è stata utilizzata per vari secoli dai tipografi per mostrare più peculiari dei tipi di carattere. Infatti, le lettere e gli spazi coinvolti in questa frase consentono di evidenziare nel miglior modo possibile, il peso, il design e altre importanti caratteristiche del carattere tipografico.

Sebbene la frase sia senza senso, ha una lunga storia. La frase è stata utilizzata per vari secoli dai tipografi per mostrare più peculiari dei tipi di carattere. Infatti, le lettere e gli spazi coinvolti in questa frase consentono di evidenziare nel miglior modo possibile, il peso, il design e altre importanti caratteristiche del carattere tipografico.

Indice:

L’ambiente scolastico è animato dalla presenza di noi insegnanti e dei nostri alunni, due mondi che si incontrano e convivono insieme in una crescita continua, dove trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate. Una seconda casa ricca di sorrisi, curiosità, giochi, ma soprattutto ricca di storie che si incontrano e si condividono spesso toccando i tasti del cuore. Nei miei anni di insegnamento lo scopo principale è sempre stato creare un clima sereno e il più gradevole possibile per tutti i miei alunni, in particolar modo per quei bambini con alle spalle situazioni particolarmente difficili, in modo da garantirgli delle ore di spensieratezza. Ho sempre messo al primo posto la didattica speciale e l’inclusione scolastica rivolgendo le attenzioni sulle esigenze differenziate di ogni singolo bambino.

Come maestra devi dare poche regole chiare ed educare alla convivenza civile pretendendo studio e applicazione dai tuoi allievi ma a dare il buon esempio devi essere tu. Per loro sei un punto di riferimento e da te non imparano solo le materie di studio, ti scrutano, ti imitano, imparano dai tuoi comportamenti e da come tu ti relazioni ed entri in sintonia con loro e con gli altri adulti che ruotano intorno a te.

La classe è un gruppo di estranei, adulti e bambini provenienti da culture differenti, che nella giornata scolastica si fondono insieme, come succede nelle famiglie e si apprende gli uni dagli altri. Io ho imparato a non pormi limiti, non ci sono cose che si possono o non si possono fare, ci si può lasciare guidare dall’istinto, dagli eventi, dalle situazioni, dando voce e importanza a tutti i bambini, specialmente quelli più in difficoltà, non ho mai smesso di ripetermi che la vita è più bella se si ha il coraggio di osare.

La storia di Andrea

Bisogna guardare il mondo con i loro occhi, io con il tempo ho imparato a farlo e sono stati molti gli insegnamenti che mi porto nel mio bagaglio emotivo e professionale. A tal proposito mi piace condividere la storia di Andrea, un bambino dolcissimo di 7 anni, costretto in carrozzina. Ho il nitido ricordo di un giorno primaverile, il momento della giornata era quello dell’intervallo ed eravamo nel cortile della scuola, i bambini giocavano allegramente. Ci si rincorreva, si saltava con la corda e si faceva a turno per salire sullo scivolo.

Era proprio una bella giornata di sole, ma negli occhi di Andrea si leggeva un filo di tristezza che celava qualche desiderio inespresso. Mi avvicinai a lui e cercai di capire cosa stesse accadendo. Si era arreso alla sua condizione, guardava gli altri con l’errata consapevolezza di non poter mai giocare come loro, di non poter mai provare la loro stessa gioia. Ma io non ho mai accettato di vedere la tristezza negli occhi di un bambino, e quel giorno con l’aiuto dei compagni lo portammo a capire che i limiti stanno solo nella nostra mente. Siamo tutti diversi e con gli stessi diritti, l’integrazione scolastica degli alunni disabili in qualsiasi momento della giornata deve essere una priorità.

Con l’aiuto del personale scolastico accompagnammo Andrea sullo scivolo una, due, tre… volte. Non dimenticherò mai la felicità di quel bambino, la gioia dei compagni e la sensazione di appartenenza. Ricordo le battute affettuose dei compagni mentre erano impegnati a fare il tifo per lui, qualcuno di loro diceva: " Che fortuna avere la carrozzella, lui almeno può fare le sgommate!" , in quel momento eravamo una squadra ed era l’unione a fare la forza senza nessuna differenza. Siamo tutti diversi, ognuno con la propria identità.

Scelta didattica per favorire l’integrazione

Purtroppo in passato gli interventi istituzionali sono stati limitati, ancora tutt’oggi la società porta i segni di una cattiva gestione in materia. La persona con disabilità, indipendentemente dall’età, ha vissuto per troppo tempo una situazione di marginalità importante e ingiusta, ma siamo proprio noi a poter fare la differenza. Spetta a noi insegnanti, alle istituzioni educative in generale, il compito di favorire lo sviluppo delle potenzialità, l’integrazione, la relazione e la motivazione in tutti i bambini.

Le modalità essenziali per favorire l’integrazione scolastica si basano su tre presupposti indispensabili:

  • la conoscenza di ogni singola storia con le relative fasi di sviluppo e le modalità di apprendimento;

  • il gruppo classe la cui rete relazionale costituisce un terreno fertile non solo per la maturazione affettiva dell’individuo, ma anche per la sfera relazionale e lo sviluppo intellettivo.

  • il team docenti responsabile di gestire i bisogni didattici e relazionali dalla persona disabile e dell’individuo come parte del gruppo classe.

Un ruolo importante viene ricoperto dall’insegnante di sostegno, in quanto specialista dell’integrazione, a lei/lui spetta il compito di creare un percorso individualizzato per favorire l’apprendimento e le relazioni del bambino all’interno del gruppo classe.

L’efficacia della didattica speciale e l’integrazione scolastica raggiunge a pieno gli obiettivi nel momento in cui si instaura una rete di intervento che coinvolge non solo gli assistenti educativi, ma anche la famiglia e gli specialisti che seguono il percorso del bambino.

Cosa funziona realmente nella didattica speciale e inclusiva

La vita dei bambini è semplice, pratica, senza i pregiudizi che spesso invece caratterizzano la vita di noi adulti, sempre di corsa, affannati dal tran tran quotidiano, dalla superficialità, dalla preoccupazione di raggiungere gli obiettivi prefissati, dai nostri problemi familiari, i nostri figli e molto altro ancora. Spesso perdiamo di vista l’importanza di essere feliciti perchè vogliamo sempre più di ciò che possediamo, non riusciamo a gioire delle piccole cose proprio come fanno i più piccoli.

Loro no, loro vivono con leggerezza, ridono per le sciocchezze e si accontentano di poco, a loro basta un foglio bianco e dei colori su cui disegnare la propria giornata. Domandiamoci cosa vogliamo trasmettergli, iniziamo a metterci in gioco senza dare niente per scontato e cerchiamo di partire da noi stessi provando a ritornare un po' bambini.

In uno dei corsi di aggiornamento più belli ai quali abbia mai partecipato e che mi ha segnata per sempre, condotto da una formatrice, psichiatra infantile e docente dell’Università La Sapienza di Roma, ho appreso uno dei concetti cardini della mia formazione. Con grande chiarezza ricordo le seguenti parole conclusive della docente: “Nella mia carriera da terapista ho notato che spesso a condizionare l’esistenza di tanti pazienti, al punto da doversi sottoporre a terapie anche in età adulta, sono state le figure genitoriali o gli inseganti. Confermano la mia tesi i dati mondiali che in tal senso sono allarmanti”. In conclusione, condivido la riflessione dalla quale sono partita. Immaginiamo quanta influenza una docente esercita sulla vita di un alunno e quanto questa può condizionarne l’esistenza futura. La figura di insegnante prima di essere un formatore deve mostrarsi umano, saper ascoltare con una dose di empatia altrimenti non è un insegnante.

Ecco, proprio da questa riflessione dovremmo partire prima di entrare in classe.

Maestra Maria Rosaria

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